“Her name was Torment”, USA, 2014

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Altri titoli: /
Regia
: Dustin Mills
Cast: Allison Egan, Jackie McKown, Dustin Mills
Genere
: horror, indie, torture-porn
Durata: 50′
Produzione: Dustin Mills Productions
Budget: 500$

Trama: Sono stati ritrovati 27 corpi senza vita, mutilati nei peggiori modi possibili. Una giovane donna è stata catturata, ritenuta colpevole delle torture e degli omicidi, e sta venendo interrogata da uno psichiatra giudiziario, per capire cosa l’ha spinta a tanto.

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La nostra macellaia di fiducia. Mezzo film torture…

Film horror indipendente girato con soli 500$, con una trama semplicissima e davvero poche novità da offrire. Dustin Mills è un regista underground che sta sfornando molte pellicole indie negli ultimi anni, tra cui “Night of the Tentacles” e “Bath Salt Zombies” (entrambi nel 2013). Per questo film, ha voluto cimentarsi col puro torture-porn, girando un film prevalentemente in bianco nero e con pochissimi dialoghi (le poche parole che si sentono sono le domande dello psichiatra e le risposte della ragazza, visibilmente impaurita). La trama è riassumibile in due righe: la ragazza in questione ha rapito e ucciso quasi una trentina di persone (che secondo lei non erano “persone”). Ciò che vedremo saranno spezzoni di interrogatorio (in cui la ragazza racconta di aver agito su ordine di un’entità superiore chiamata “The Overseer” e degli Angeli), inframmezzati a scene di tortura ai danni di un malcapitato che passava di là. Nient’altro.

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…e mezzo con scene dell’interrogatorio.

Un film di torture, è ovvio, non è niente senza un buon livello di violenza e gore ma, purtroppo, c’è da dire che le torture perpetrate da “Torment” alla vittima di turno non sono poi così sensazionali, nè si può dire che gli effetti di bassa qualità (ma, con 500$ di budget totale, non ci si poteva aspettare nient’altro!) aiutino a rendere il tutto più credibile. In tutto, la ragazza: estrae due denti con una pinza, strappa le unghie (che sono palesemente delle tips applicate sopra le vere unghie, colorate di rosso sangue), buca un timpano con uno stecchino, tira fuori un occhio (legato da un nervo ottico assurdamente lungo) e infine srotola gli intestini. Tutte cose che, ad un neofita faranno sicuramente accapponare la pelle, ma a chi ha visto per lo meno un paio di episodi di “Saw” o “Hostel” passeranno praticamente inosservati.

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Fammi dare un’occhiata da vicino!

A livello di nudità, c’è da dire che (e qui sta l’unica novità di questo film rispetto agli altri esponenti del genere) la protagonista recita per tutto il tempo in mutande (e per un pezzo anche senza), coperta solo da una maschera e (a volte) un grembiule di plastica trasparente. Il punto che sicuramente fa più scalpore per chi è di sani principi è la scena di necrofilia, ma purtroppo è poca cosa anche quella. “Torment” si strofina su un cadavere rinsecchito (ma con un membro ancora piuttosto ben conservato) e si masturba sopra di lui. STOP. Se siete un po’ malati (come me) e apprezzate i corpi imperfetti (Allison Egan ha un corpo normalissimo, nè grasso né esageratamente magro, e i seni un po’ cadenti), la scena potrà anche smuovervi un po’ gli ormoni, ma esclusivamente perché il cadavere è palesemente finto e non c’è nulla di eclatante, se non una donna che si tocca.

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La scena di necrofilia.

Se vi piace il cinema indie horror underground, il torture porn e la necrofilia, questo film potrebbe piacervi, anche se sicuramente avrete già visto di meglio (“Nekromantik” è un cult, per es., ma esistono anche i vari “August Underground”, “Necrophile Passion”, ecc.). Gli effetti e il trucco sono pessimi, l’editing visivo caotico, la recitazione poco incisiva (ma il ragazzo è fatto di acciaio o cosa? non urla mai e sembra non soffrire quasi per nulla) e la colonna sonora -volutamente- disturbante. Certo, c’è sempre da apprezzare un regista prolifico che si mantiene nell’underground, ma a quel punto perché non rischiare di più? Comunque sono previsti ben due sequel, purtroppo.

~ Si ringrazia Horror Pills per aver fornito la pellicola ~

TETTO-3.5

Lei ha le tette fuori per tutto il film…

SANGUE-3.5

E’ un torture porn, ma neanche troppo forte…

stelle-2

Giudizio finale: 4.5/10

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“Paprika”, Italia, 1991

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Altri titoli: O Bordel de Paprika (BRA), Kullanmuru (FIN), Паприка (RUS)
Regia: Tinto Brass
Cast: Debora Caprioglio, Stéphane Ferrara, Martine Brochard
Genere
: erotico
Durata: 120′

Trama: Nel 1948, la giovane Mimma viene convinta dal fidanzato Nino a lavorare in una casa di tolleranza per la cosiddetta “quindicina” e raccogliere così i soldi necessari a rilevare l’azienda in cui lavora e poi sposarsi. Qui la ragazza, che assume il soprannome di “Paprika”, scoprirà i piaceri della vita sessuale più libertina e un nuovo amore, nella figura del giovane marinaio Franco. Quando scopre che Nino voleva solo i soldi ed aveva già un’altra donna da anni, essendo ormai schedata come prostituta, Mimma inizia a girare svariate case chiuse, conoscendo una grande varietà di personaggi e vivendo le esperienze più disparate…

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Il bordello di Madame Colette.

Ispirato al romanzo “Fanny Hill” di John Cleland (che nel 1964 aveva già ispirato “La cugina Fanny” di Russ Meyer), il film vuole essere una sorta di critica alla legge Merlin, che nel ’58 chiuse definitivamente i bordelli italiani, tanto cari a Tinto Brass. Il film, celebrazione del sesso come fonte di gioia e libertà, sarà anche il trampolino di lancio per la giovane attrice veneziana Debora Caprioglio, allora 23enne, dopo alcuni film con il primo fidanzato storico, l’attore e regista tedesco Klaus Kinski.

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La visita di Mimma. Scoppia di salute!

Il film pullula di scene di sesso, sia etero sia lesbo (famosa quella con Nina Soldano di “Un posto al sole”), in cui non viene nascosto nessun particolare dei corpi nudi (anche se quasi tutti i membri maschili sono finti) e, quindi, quasi ogni scena mette in bella mostra tette e culi delle ragazze dei bordelli. Non mancano anche alcune scene ai limiti del grottesco, come la scena di sesso col gobbo e il pissing con il principe Ascanio. Nonostante tutto, però, quasi mai le suddette scene risultano realmente eccitanti. Ma di sicuro non può che far piacere vedere con quanta spontaneità la giovane Debora metta in mostrale curve morbide e abbondanti, regalando un’ottima interpretazione del suo personaggio, nonostante doti attoriali non eccelse.

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L’immancabile scena del bagno.

Il film si lascia guardare, col suo ritmo gioioso e gli spaccati sulla vita nei bordelli, ma la durata eccessiva (due ore) e una certa ripetitività di fondo iniziano ad annoiare dopo il primo tempo, nonostante la burrosa protagonista riesca a tenere alta l’attenzione. Anche qui, Brass offre un breve cammeo (è il ginecologo che fa abortire Mimma), alquanto evitabile, mentre se la cava già meglio alla regia, con scene pulite e la solita passione per gli specchi e i sederi belli tondi (oltre a concentrarcisi con la cinepresa, saranno in molti i clienti dei bordelli a gridare a gran voce che vogliono il culo). In definitiva un filmetto passabile, che poteva sicuramente essere riassunto in meno di 90′ e risultare più scorrevole, ma è da molti considerato uno dei migliori film del regista italiano.

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Tette, culi, pelo e uccelli ogni 5 minuti.

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Solo una scena di pissing e una morte per droga.

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Giudizio finale: 5/10

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“Pirates XXX”, USA, 2005

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Altri titoli: Piratas (BRA), Sexy Peirates (GR), Kalóz kalandok (H)
Regia: Joone
Cast: Jesse Jane, Carmen Luvana, Janine Lindemulder, Devon, Teagan Presley, Evan Stone
Genere
: porno, avventura
Durata: 129′

Trama: 1763. I Caraibi sono in mano ai Pirati. Tra questi, uno dei peggiori è sicuramente Stagnetti, che, insieme alla compagna Serena, è alla ricerca dello Scettro degli Inca, un artefatto mistico che dona un potere illimitato al suo possessore. Per rimuoverlo dalla sua posizione sull’Isola Calavera, però, il pirata ha bisogno del pugnale di Ataljuapa, oltre all’aiuto di un discendente della famiglia a cui fu affidato lo scettro. Così rapisce Manuel Valenzuela, mentre naviga tranquillo in luna di miele con la neo-sposa Isabella, e getta quest’ultima in mare. Sarà il capitano Edward, insieme al comandante Jules, a raccoglierla, per poi gettarsi all’inseguimento del temibile pirata, insieme alla sua ciurma.

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I buoni (più Serena)

Film porno che scaricai dieci anni fa, ma che non avevo mai visto per intero, fino a qualche giorno fa, in cui è spuntato fuori non ricordo come. Primo porno con una trama vera e propria che vedo in vita mia, nonché primo porno che guardo PER la storia, saltando praticamente la maggior parte delle scene di sesso (poi spiegherò perché). “Pirates” è stato a lungo il film porno più costoso della storia, con un budget di un milione di $, almeno fino al 2008, in cui è uscito il suo seguito, “Pirates: Stagnetti’s Revenge”, costato ben otto milioni. Si tratta inoltre del primo film uscito in alta definizione (il film è venduto in un’edizione a 3 dischi, di cui uno col film normale, uno col film in HD e uno di contenuti speciali).

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I cattivi (più Serena)

La trama è abbastanza scontata (un capitano alquanto incapace si ritrova, suo malgrado, all’inseguimento di un temibile pirata in cerca del potere assoluto), ma è narrata piuttosto bene e con una buona caratterizzazione dei personaggi, specie se teniamo conto che si tratta di un film porno. Nonostante le due ore di durata, vuoi per gli inframmezzi erotici, vuoi per un certo umorismo di fondo, la pellicola scorre abbastanza veloce, senza annoiare. Buone le musiche, che gli hanno fatto vincere un AVN (Adult Video News) Award per la miglior colonna sonora. “Pirates” ne ha vinti anche altri dieci, ovvero: miglior attrice (Janine Lindemulder), miglior attore (Evan Stone), miglior regista (Joone), miglior attore non protagonista (Tommy Gunn), miglior scena di sesso femminile (Jesse Jane e Janine Lindemulder), migliori effetti speciali (PARLIAMONE!), migliore campagna on-line, miglior video, miglior DVD e miglior produzione in alta definizione.

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Jules e Serena si danno una mano a vicenda.

Il film conta circa una decina di scene di sesso, inframmezzate da scene “normali”, in cui Edward e Jules prima cercano notizie su Stagnetti e poi si lanciano al suo inseguimento, oltre a svariati dialoghi neanche troppo banali. Le attrici donne sono sette: Jules (Jesse Jane), Isabella (Carmen Luvana), Serena (Janine), più tre prostitute in un bordello (Devon, Teagan Presley e Austyn Moore) e un’altra piratessa (Jenaveve Jolie). Si tratta di attrici molto famose nel settore (Jesse Jane è una delle più famose degli ultimi dieci anni, mentre Janine qualcuno di voi se la ricorderà nella copertina dell’album dei Blink182 “Enema of the State” (’99). Non starò qui a disquisire sulla loro abilità recitativa, quindi, sia durante che fuori dalle scene porno (anche perché l’ho trovata molto buona, per essere un film porno. Di certo molto meglio dei vari film Asylum & co., per dire). Ciò che non sopporto, però, è questo standard estetico fatto corpi magrissimi e seni gonfiati di silicone, fin troppo comune nel porno occidentale di alto livello (italiano e americano, per lo meno), che infatti non ho mai seguito. Su sette attrici, SEI hanno le tette evidentemente rifatte (cosa che può piacere come no, -a me fa cagare- ma stona ancor di più se inserita in un contesto storico in cui la chirurgia plastica era lontana almeno 200 anni…). Questo è il motivo principale per cui, come dicevo all’inizio, ho skippato le scene hard per concentrarmi sulla storia. Chi cercasse materiale per il fai-da-te, cmq, sappia che le scene durano circa 2-5 minuti, a cui seguono almeno 10-15 minuti, prima della scena (hard) successiva. Quindi, a meno che non soffrano di eiaculazione precoce, faranno bene a tenere una mano libera per saltare i lunghi dialoghi e le scorribande navali… 😀

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Lo standard americano è lontano dai miei gusti…

Devo dire che, per essere un film porno, è fatto davvero bene, con un ritmo che non annoia, una trama ben sviluppata e personaggi carismatici, oltre a costumi credibili ed effetti speciali abbastanza squallidi (se paragonati ai film di Hollywood), ma più che decenti (per essere un porno). Certo, devo dire che l’ho trovato davvero poco eccitante, prevalentemente a causa del silicone everywhere, ma è sicuramente una visione consigliata, nonché un innalzamento piuttosto elevato per gli standard del cinema porno.

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Vabbè, è un porno… Ma TROPPO silicone!

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Qualche combattimento, ma niente sangue.

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Giudizio finale: 6.5/10

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“3D Naked Ambition”, Hong Kong, 2014

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Altri titoli: Naked Ambition 2, 3D豪情, Sān D Háo Qíng
Regia: Kung-Lok Lee
Cast: Chapman To, Josie Ho, Louis Koo, Sora Aoi, Charlene Choi, Anri Okita, Yui Tatsumi
Genere
: commedia, erotico
Durata: 107′

Trama: Laureato in letteratura, Wyman Chan si guadagna da vivere scrivendo storielle piccanti per la sezione erotica di un giornale, succube della fidanzata, celebre scrittrice di romanzi. Quando la sezione erotica chiude, Chan si ritrova senza lavoro e decide di produrre un film porno (AV) in Giappone insieme agli amici. A seguito delle richieste eccessivamente esigenti, l’attore protagonista si licenzia quasi subito, costringendo Chan a sostituirlo. Inaspettatamente, il film ha subito un successo inaudito, a causa dell’inversione di ruoli (Chan viene praticamente molestato dall’attrice, urlandole di smettere), convincendo l’ex scrittore a continuare la carriera di attore.

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Chan e amici sbarcano a Tokyo.

Pseudo-seguito di un film omonimo (“Naked Ambition”) del 2003, diretto da Dante Lam (di suo ho visto il pugilistico “Unbeatable”, uscito nel 2013), questa commedia ha il chiaro intento di parodizzare il mondo dei J-AV, i porno giapponesi, accentuandone (ma anche no, a dire il vero) le caratteristiche con risultati alquanto comici. La trama è semplicissima e poco originale: uno scrittore di serie B resta disoccupato e, da buon amante del porno, decide di entrarvi da protagonista, prima come produttore e poi (a suo discapito) da attore.

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Chan viene molestato sul set.

Vero protagonista della pellicola, il mondo del porno giapponese, con attrici sicuramente più generose, rispetto alle loro colleghe cinesi, e situazioni ai limiti del trash, con le classiche ambientazioni viste e riviste (la maestrina a scuola, l’infermiera in ospedale, i cosplay,…), ma rielaborate invertendone i ruoli (anziché essere la donna a venire scopata come un oggetto, è Chan che viene quasi stuprato dalle attrici donne, implorando pietà come solitamente fanno loro). Il risultato è bizzarro, ma divertente, specie per chi sa cogliere l’umorismo di fondo e le varie citazioni (in primis il nome da pornostar scelto da Chan, Mario Ozawa, evidente omaggio alla celebre attrice di AV Maria Ozawa). Tra i vari cammei, compaiono il celebre attore porno Taka Kato, detto “Goldfinger” (già visto in “The 33D Invader”), e Sandra Ng, nel ruolo della prostituta interpretata in “Golden Chicken”, film che la premiò col Golden Horse come miglior attrice protagonista.

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Le varie attrici ♥

Come accade quasi sempre in questo genere di film, a causa della forte censura cinese, le attrici con ruoli hot arrivano tutte dal Giappone (anche se, in questo caso, la cosa ha anche una giustificazione in termini di trama, essendo ambientato in Giappone). I più incalliti riconosceranno sicuramente Sora Aoi e la procace Anri Okita, insieme a Yui Tatsumi, Aso Nozomi e Maiko Yuki, tutte col vero nome e in ruoli poco lontani dalla loro reale professione. Purtroppo le scene di sesso (circa 4 o 5) sono girate in stile comico e quindi non risultano mai realmente eccitanti, nonostante i vari ansimi e i seni in bella mostra.

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Anri Okita, la vera perla ♥

In definitiva, si tratta di una commedia senza troppe pretese, rivolta principalmente ad un pubblico asiatico o a chi, per lo meno, conosce certi ambienti (principalmente i porno giapponesi). Gli altri vedranno solo un filmetto che cerca di far ridere senza riuscirci troppo spesso, non cogliendo le varie citazioni e parodie. Peccato Lee non abbia spinto un po’ di più sul versante erotico, scegliendo di mostrare solo qualche tetta (sempre stupende quelle di Anri Okita ♥) ma esagerando con lo stile comico (e annullando, così, l’erotismo).

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4 o 5 scene di sesso, ma in salsa comica.

SANGUE

Assolutamente nessun tipo di violenza.

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Giudizio finale: 6/10

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“Klip” aka “Clip”, Serbia, 2012

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Altri titoli: Stigmiotypo (GR), Клип (RU), Klipp (SW)
Regia: Maja Milos
Cast: Isidora Simijonovic, Vukasin Jasnic, Sanja Mikitisin
Genere
: erotico, drammatico
Durata: 102′

Trama: la giovane Jasna, nei sobborghi poveri a sud di Belgrado, usa la fotocamera del suo cellulare per filmare tutto ciò che avviene intorno a lei. Poiché la sua famiglia sta passando un brutto momento, a causa del padre malato terminale, Jasna trascorre sempre più tempo con gli amici tra feste e serate ad alto tasso alcolico, finché incontra Djole, il ragazzo dei suoi sogni, con cui inizierà una relazione sessuale, diventando il suo oggetto…

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Il degrado di Belgrado

Docu-film drammatico serbo di Maja Miloš, uscito nel 2012. La Miloš ha chiaramente voluto mostrare uno spaccato sul degrado dell’adolescenza nei quartieri poveri della Serbia (ma anche, per estensione, dell’adolescenza in generale), dichiarando in un’intervista che “gli adolescenti HANNO dei problemi, e non SONO un problema“. L’intento, quindi, ci sta tutto e la messa in scena è piuttosto realistica e credibile. Fin troppo, direbbero alcuni, dato che vengono mostrate esplicitamente alcune breve scene di sesso (per lo più orale), cosa che ha fatto uscire -offesi- alcuni presenti alle varie mostre.

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Le amichette di Jasna

Il vero punto debole del film, però, è la mancanza di una vera e propria trama che possa sostenere i ben 100′ di durata. Ok, tutto gira intorno a Jasna, che cerca di evadere totalmente dalla pesante situazione familiare (il padre malato), uscendo e sballandosi (feste, alcool, droga) con le amiche, ma soprattutto intorno al suo amore nei confronti di Đjole, che però sfrutta questo interesse solo per il suo orgasmo, trattandola davvero di merda (diciamo che, praticamente, la ignora e si fa solo praticare sesso orale, anale o si masturba eiaculando su di lei, che deve restare immobile). Tutto qui. In 100 lunghi e noiosi minuti, non vi sono praticamente evoluzioni (se non che il padre viene operato, grazie anche all’appoggio della mamma di Đjole, amica di famiglia, e supera la malattia). Nessuno sviluppo nella storia “d’amore” con Đjole, che continua a sfruttarla. Nessun colpo di scena che smuova le acque. Niente. E questo contribuisce a rendere molto pesante la visione di un film comunque interessante, a suo modo, per il tema affrontato.

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Bau! Bau!

Come anticipato, non mancano alcune scene di sesso esplicito, inquadrate senza timore di mostrare parti intime e penetrazioni, anche se per lo più si vede il pene di Đjole e la bocca o il sedere di Jasna (purtroppo mai il seno). Sinceramente lo stile delle inquadrature e la freddezza degli atti sessuali rendono la cosa tutt’altro che sensuale, ma abbastanza triste e un pizzico volgare (ma perfettamente in linea con il tema e la pellicola, quindi mai fuori luogo). Trovo assurdo che qualcuno trovi scandalosa una cosa simile, ma può starci, se lo spettatore non era a conoscenza della presenza di scene “porno”.

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Isidora Simijonovic

Interessante, anche se non fondamentale, l’utilizzo di alcune riprese effettuate con la fotocamera del telefonino di Jasna, vero co-protagonista -insieme a lei- della pellicola. E piuttosto brava (e sensuale) Isidora Simijonovic (Jasna), specie nei primi minuti (che fanno seriamente pensare all’incipit di un porno amatoriale). In definitiva, si tratta di un vero e proprio spaccato sulla decadenza dell’adolescenza serba, ma anche mondiale, sempre più avvezza a festini, alcool, droghe (non che in passato fosse diverso). Un film drammatico, quindi, e davvero poco eccitante, a meno che non siate amanti di un certo tipo di sesso (freddo, distaccato). Ci fosse una maggior evoluzione di trama e personaggi, il voto sarebbe stato più alto.

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Alcune scene di sesso esplicito ma poche tette.

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Niente sangue e giusto la violenza di Djole…

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Giudizio finale: 5/10

~ film originariamente recensito QUI, il 06/03/13~

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“La rivolta delle gladiatrici” a.k.a. “The Arena”, USA, 1974

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Altri titoli:
Regia
: Steve Carver
Cast: Margaret Markov, Pam Grier, Lucretia Love
Genere
: erotico, azione
Durata: 90′

Trama:  Un’incursione romana annienta un villaggio in Gallia; l’unica sopravvissuta è la sacerdotessa Bodicia, che viene catturata e venduta come prigioniera al mercato degli schiavi. Lo stesso destino tocca, contemporaneamente, alla danzatrice Mamawi, catturata in Nubia, e ad altre due ragazze, che vengono acquistate tutte insieme da Priscium a Brindisi, per diventare schiave a palazzo e soddisfare i bisogni sessuali dei gladiatori all’arena di Timarcus. Quando gli spettatori, annoiati dai soliti scontri, iniziano a volere di più, l’uomo decide di far combattere le donne, che vengono allenate dall’esperto Septimus e gettate nell’arena, dove però non si dimostrano abbastanza agguerrite. La folla inizia quindi a reclamare il sangue e le ragazze sono obbligate ad uccidersi tra di loro. E’ allora che Bodicia e Mamawi progettano la fuga…

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L’entrata in scena delle gladiatrici.

Peplum (film in costume ambientato in epoca greco-romana) low budget uscito fuori tempo massimo (il genere ebbe il suo apice tra gli anni ’40 e i ’60) che, per una volta, porta il tema dei gladiatori (sfruttato moltissimo nel genere) in versione femminile, con risultati tutto sommato piuttosto buoni. Primo lungometraggio per il newyorkese Steve Carver (“F.B.I. e la banda degli angeli“, “Quella sporca ultima notte“), insieme all’italiano Joe D’Amato (che ha girato le scene d’azione) con due protagoniste (Pam Grier e Margaret Markov) che già avevano lavorato insieme un paio di anni prima nell’exploitation “Donne in catene” (orig. “Black Mama, White Mama“) di Eddie Romero.

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AGAIN, la scena del bagno è un must.

Abbastanza interessanti le scene dei combattimenti nell’arena, con gladi, reti e tridenti, come da tradizione, girate con la sovrintendenza di Joe D’Amato (non accreditato), che sicuramente qui ha trattenuto la mano sul versante gore/eros. Poche le scene sanguinose, infatti, con l’obiettivo che tende a non concentrarsi mai sulle uccisioni e il sangue che fuoriesce con parsimonia.

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La Grier e la Markov già insieme nel ’73.

Anche sul versante nudità, siamo ad un livello molto basso. A parte la classica scena del bagno, praticamente un must nel cinema anni ’70, e una breve scena in cui una delle ragazze viene stuprata da un romano, le ragazze sono sempre vestite, siano esse in tunica o, nell’arena, con armature in cuoio ed elmi. Nonostante non siano mai molto scoperte, le attrici risultano comunque molto sensuali, specie la giovane Pam Grier, bellezza di colore dal fisico asciutto, ma con uno splendido seno naturale (unico motivo per cui mi sono avvicinato alla pellicola, lol). Anche le altre sono piuttosto carine, con Deidre (Lucretia Love) che sicuramente si conferma come personaggio più carismatico, sempre su di giri per via degli effetti dell’alcool di cui sembra non esser mai sazia.

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Lucretia Love, Rosalba Neri, Pam Grier e Margaret Markov ♥

Nonostante venga spesso considerato un B-movie di dubbia qualità, si può dire che questa pellicola rientri in pieno nel genere peplum e lo fa con buoni risultati, grazie ad un ritmo sostenuto e ad una recitazione piuttosto credibile. Certo, la trama non propone nulla di nuovo e risulta presto alquanto banale e scontata, ma il film si lascia guardare fino alla fine senza annoiare. Sicuramente (data anche la presenza di Joe D’Amato), ci si sarebbe potuti aspettare qualche scena di nudo in più, con una maggior concentrazione sul rapporto tra le ragazze e i gladiatori, ma anche così resta un film carino e guardabile.

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A parte la scena del bagno, niente nudi…

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Giusto qualche inforcata e colpo di spada.

stelle-3

Giudizio finale: 6/10

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“La chiamavano Susy Tettalunga”, USA, 1974

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Altri titoli: Deadly Weapons”, Teuflische Brüste”, “O Super Busto
Regia
: Doris Wishman
Cast: Chesty Morgan, Harry Reems, Richard Towers
Genere
: erotico, azione
Durata: 75′

Trama: Crystal è una donna che lavora per la moda e si fa notare per i suoi seni enormi. Il suo futuro sposo Larry, invece, è un delinquente che riesce a sottrarre  e a nascondere un’agenda durante una missione con la sua banda, così da poterla vendere e diventare ricco. Quando il suo boss scopre l’inganno, però, manda il suo compagno ad ucciderlo, mentre Crystal è al telefono e sente tutto. L’amore spingerà la donna a cercare vendetta.

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37 anni portati non troppo bene, ma… TETTE!

Grande cult del cinema exploitation anni ’70, segna l’esordio cinematografico della pettoruta Chesty Morgan, aka Liliana Wilczkowska, “ballerina” di origini polacche scoperta proprio dalla regista Doris Wishman. Il genere è quello del crime movie, molto all’acqua di rose e ancor meno credibile, per via di una recitazione ai limiti dell’amatoriale e di un modus operandi di Crystal davvero poco credibile. Oltre a lei, torna sullo schermo anche il famoso porno attore Harry Reems (aka Peter Long), visto solo due anni prima nel film “Gola Profonda”, ma qui non sfoggia mai le sue doti e si limita a fare il gangster…

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Porn actor Harry Reems is so 70’s!

Per quanto riguarda il versante del gore e della violenza, siamo ai minimi storici, poiché si possono vedere giusto un paio di sparatorie da niente e anche la vendetta di Crystal ha ben poco di cruento. Il modus operandi, assurdo a dir poco, è il medesimo per entrambe le vittime e, più che spaventare o inorridire, lascia alquanto allibiti e increduli: dopo aver drogato le vittime con una pastiglietta di narcotico nascosta tra le tette e sciolta in un bicchiere, la procace vedova si slaccia il reggiseno, alza le braccia al cielo e avvicina le sue bombe al viso dei ‘malcapitati’, che muoiono per asfissia. Direi che 1. è la morte che tutti i tettomani vorrebbero avere e 2. è impossibile non farsi qualche domandina sulla storyboard del film, quando sarebbe stato molto più semplice scegliere una pastiglia di veleno o strozzarli con un cuscino, anziché con il suo petto…

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All’epoca la scena del bagno/doccia era un must

Il punto forte (anzi, i punti!) del film sono ovviamente le tette gigantesche di Chesty Morgan, totalmente naturali e vittime di una forza di gravità incontenibile, vere protagoniste della pellicola, nonché le “armi letali” da cui il titolo originale. Purtroppo, però, il film si allontana parecchio dai cugini sexploitation degli anni ’70, risultandone una versione molto alleggerita e priva di quel bagaglio di scene di sesso che si portavano dietro molte pellicole simili. Crystal è quasi l’unica attrice donna del film (insieme alla compagna di uno dei due assassini) e l’unica a mostrare varie volte i suoi seni cadenti (sì, solo quelli che, insieme ad un nudo integrale di schiena, sono le uniche scene di nudo in tutto il film) a favore di camera. Ovviamente, date le dimensioni disumane, il gioco vale la candela…

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Chesty Morgan oggi, dopo una vita poco felice.

Il risultato, ahimé, non è nulla di eccezionale, vuoi per la recitazione penosa, vuoi per la trama di poco conto o vuoi per la penuria di scene interessanti dal punto di vista erotico. Certo, i cultori del genere non possono certo lasciarselo sfuggire, ma per tutti gli altri sarà dura resistere anche solo 5 minuti. Una piccola parentesi sulla povera Liliana che, oltre a non aver (ovviamente) avuto una carriera cinematografica molto prolifica (4 film in tutto, tra il ’74 e l’81), ha avuto anche una vita piuttosto tragica: i suoi genitori furono uccisi dai Nazisti in Polonia, così lei fu mandata in orfanotrofio in Israele. Qui conobbe il suo primo marito, Joseph Wilczkowski, che la portò a New York, dove -dopo averle dato due figli- morì in una rapina. Nel ’74 sposa Dick Stello, campione di baseball, ma alcuni anni dopo i due si separano e nell’87 lui muore schiacciato tra due auto parcheggiate colpite da una terza, dopo che solo 3 anni prima anche sua figlia maggiore era morta in un incidente stradale poco più che ventenne. Ora, a 78 anni, Liliana vive in Florida e fa volontariato…

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Le tette di Crystal sono enormi, ma niente sesso.

SANGUE

Niente splatter nè violenza degna di nota.

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Giudizio finale: 4/10

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