“Dinosaur Island”, USA, 1994

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Altri titoli: La isla de los dinosaurios” (Spagna), “Το Νησί των Δεινοσαύρων” (Grecia), “Jurashikku amazonesu” (Giappone)
Regia
: Fred Olen Ray, Jim Wynorski
Cast: Ross Hagen, Richard Gabai, Antonia Dorian, Becky LeBeau, Robin Chaney
Genere: avventura
Durata: 85′
Budget: 190.000 $

Trama: Una squadra militare di cinque uomini sta sorvolando l’oceano, quando l’aereo precipita su un’isola apparentemente deserta. Qui i cinque uomini vengono attaccati da un dinosauro, che viene però messo in fuga da una tribù di donne primitive locali. Condotti al villaggio, i soldati vengono scambiati per divinità, a causa del tatuaggio di uno di loro, che compare su un’antica pergamena, e viene chiesto loro di sconfiggere “The Great One”, un grande tirannosauro che incute timore in ogni altra creatura sull’isola.

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L’arrivo dei militari sull’isola.

E’ da quando ero piccolo e vidi “Mia moglie è una bestia” (con Massimo Boldi ed Eva Grimaldi) che ho un debole per i b-movies con le donne primitive, anche se credo di averne visti giusto un paio. Quindi, quando ho trovato per caso questa pellicola, non potevo fare a meno di iniziare la visione. Per quanto sia un tema abusato che non ha mai portato a nulla di sconvolgente, quindi, la combo “isola deserta + dinosauri + ragazze primitive in bikini” mi accende una lampadina che, purtroppo, i due registi sono riusciti a spegnere molto pesantemente. Registi che, secondo imdb, hanno all’attivo più di cento pellicole ciascuno (chi è quel pazzo che darebbe anche un dollaro a gente così? Mah…).

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Le prime ragazze avvistate dai nostri.

Gli effetti speciali, purtroppo, ricordano MOLTO da vicino quelli dei primi film sui dinosauri degli anni ’20/’30, con ovvi risultati tragicomici, dal momento che visti quasi un secolo dopo non fanno certo un bell’effetto. Anche se, ammetto, che i dinosauri strappano più di un sorriso, per la loro buffa goffaggine e, nel caso fosse tutto voluto e non solo un problema di low budget, potrebbe anche starci. Ciò su cui proprio non si riesce a transigere, però, è la recitazione penosa delle attrici di sesso femminile, che sembrano dei manichini mono-espressivi. Ok, dei bei manichini (neanche troppo, ahimé), ma del tutto incapaci di mostrare alcun coinvolgimento con quanto avviene sullo schermo.
Altro punto debole della pellicola è il fatto che praticamente tutto è a dir poco inverosimile. Giusto per fare un paio di esempi: i militari (delle vere e proprie macchiette) arrivano su un’isola sconosciuta, incontrano delle donne primitive (solo donne. Come si riproducono?) e queste non solo parlano fluentemente inglese, ma sanno anche leggere; il più nerd dei soldati crea un pesticida mischiando alcuni flaconi; in una scena una specie di t-rex ulula al tramonto (ulula, sì, con la registrazione audio di un lupo!), mentre uno pterodattilo fa il verso di una cornacchia; le ragazze son tutte mediamente fighe e, come se non bastasse, trombano beatamente con gli sfigatissimi naufraghi (ok, questo potrebbe anche essere giustificato dal fatto che sono i primi uomini che vedono e quindi non hanno un metro di paragone, ma certe cose purtroppo accadono solo nei film).

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La scena si commenta da sola, ahimé.

Anche il lato erotico, l’unico che in fin dei conti poteva salvare una pellicola simile, lascia alquanto a desiderare. Se è vero che per la maggior parte del tempo sono sempre presenti una manciata di ragazze piuttosto carine in bikini, non è che poi facciano chissà cosa, oltre ad agitare le loro lance e urlare come delle forsennate. Da buon softcore, anche le scene di sesso (tre), durano meno di un minuto ciascuna e lasciano giusto vedere le tettine delle protagoniste, risultando -tra l’altro- molto poco eccitanti, forse a causa della controparte maschile ai limiti del grottesco.

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La cura con acqua termale e sesso.

Sicuramente nella top3 dei film fatti peggio che abbia mai visto, eppure non mi è dispiaciuto. Come ho letto altrove, è un film consigliato a quelli che adorano i film “So bad it’s good”. Dalla recitazione agli effetti speciali, passando per la trama, non si salva davvero nulla. Ma è tutto talmente goffo e fatto male, da risultare quasi piacevole. Se ci aggiungiamo le belle tettine delle selvagge, poi, basta tirar fuori una confezione di birre e via.

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Qualche tetta qua e là e tre scene softcore.

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Nulla di spaventoso. A parte effetti e recitazione.

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Giudizio finale: 4/10

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