“Attack Girls’ Swim Team vs. the Undead”, Giappone, 2007

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Altri titoli: Joshikyôei hanrangun“, “The Girls Rebel Force of Competitive Swimmers“, “Undead Pool“, “Nihombie 2“, “Inglorious Zombie Hunters
Regia
: Kôji Kawano
Cast: Sasa Handa, Yuria Hidaka, Ayumu Tokitô
Genere
: horror, pinku
Durata: 78′
Produzione: Filmworks Movie King, GP Museum Soft
Budget: ?

Trama: Aki è una ragazza dal passato misterioso, che è stata trasferita in una nuova scuola, proprio mentre le autorità giapponesi stanno effettuando una serie di vaccinazioni contro un misterioso virus, che trasforma le persone in pericolosi zombi. Le uniche persone immuni al virus sono le ragazze della squadra di nuoto del liceo.

Scoperto una sera per caso su cineblog01, fa parte di quel filone di nicchia che unisce i b-movie low budget trash e gore ai pinku eiga (film softcore jap) con risulati parecchio disastrosi. Anche volendo trovare qualcosa che possa spingere a guardarlo, infatti, non si trova davvero nulla.

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Un siparietto yuri totalmente random.

Trattandosi di un “porno-horror”, ovviamente le scene erotiche non mancano e sono composte prevalentemente da siparietti lesbo, spesso inseriti in modo totalmente casuale e fuori luogo. Un attimo prima la protagonista sta fuggendo dagli zombie insieme ad una sua compagna e *SBAM* pochi secondi dopo si ritrova sdraiata, mezza nuda, a farsi palpare le tette. Tette che, in piena tradizione nipponica, saziano giusto l’appetito dei meno esigenti, non superando mai una seconda abbondante, terza scarsa. Nella seconda parte è presente anche una breve scena di sesso (etero), ma è talmente brutta da non risultare assolutamente eccitante. Come succedeva nei filmetti softcore che andavano in onda sulle emittenti regionali nell’epoca d’oro, la censura fa sì che non vengano mai inquadrate le zone intime, ma solo tette e culi.

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Gnam gnam!

Sicuramente non si può dire che il film si sia trattenuto in quanto a sangue e scene splatter, con prof che strappano letteralmente la testa (con tanto di spina dorsale annessa) ai propri alunni o la infilzano con squadre e righelli, oppure ancora che li sbudellano per poi mangiarsi i loro intestini. Il sangue finto doveva essere in offerta, perché abbonda a dismisura, con il suo colore rosso acceso. Trucco ed effetti, purtroppo, fanno davvero pena e non ci sono altri modi per dirlo. Sia per quanto riguarda make-up ed effetti artigianali, presi sicuramente al reparto Halloween di un qualsiasi negozietto cinese di bassa lega, sia per quanto riguarda la CGI (fortunatamente utilizzata solo in poche brevissime scene), che può essere stata fatta solo con Paint o programmi simili, perché sfigura perfino se paragonata ai film della Asylum.

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La parentesi epica del laser vaginale.

Ma passiamo ora al vero punto debole di questa ciofeca. La sceneggiatura è talmente assurda e piena di buchi grandi come una casa che si potrebbe scrivere un libro semplicemente con tutto ciò che non va: uno z-virus che agisce diversamente su alunni e professori, rendendo i primi classici zombie goffi e i secondi dei non-morti senzienti, aggressivi e capaci di utilizzare armi letali alla stregua di temibili serial killer. Virus che, non si sa perché, non ha effetto sulle nuotatrici (grazie al cloro della piscina), ma sui maestri che cadono in piscina sì. Il villain ha un flauto magico che ipnotizza Aki, ma questa riesce a liberarsi dal giogo mentale senza alcuna spiegazione. Una volta sconfitto lo scienziato pazzo, dal nulla esce fuori il suo gemello malvagio, che -UDITE UDITE!- viene polverizzato da un laser nascosto nella vagina di Aki (“Ah, ecco dove lo avevo messo!”). Ma il vero fondo lo si tocca col finale: dopo lotte, spargimenti di sangue e tanto altro, Aki ha finalmente sconfitto il male, quando decide di farsi un bagno ristoratore in piscina. Peccato che le pillole che gli erano state somministrate dai nemici avevano, tra le controindicazioni, il fatto che potevano provocare arresti cardiaci se assunte prima di attività sportive come il nuoto. E così Aki muore perdendo i sensi in acqua. No comment.

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Sasa Handa (Aki) e Yuria Hidaka (Sayaka)

Per concludere, come già detto, meglio stendere un grande velo pietoso sulla tecnica, sia artigianale che digitale. Ma anche per quanto riguarda la recitazione, non siamo di certo su un livello quantomeno sufficiente e sembra davvero di assistere ad un filmetto girato da quattro amici ubriachi senza la benché minima esperienza cinematrografica. Inutile aggiungere che, come accade spesso in questi casi, le due attrici principali sono (ex) AV Idol (attrici porno), quindi non si può certo dire siano state scritturare per la loro abilità recitatoria. Un film di merda, insomma, con qualche scena di amore saffico e una trama sconclusionata e ricca di errori, ma non tanto estrema da raggiungere gli apici toccati da altre pellicole giapponesi come “The Machine Girl”, “Robogeisha” e “Dead Sushi”. Quindi, fatevi un favore, e non guardate questo schifo. Se proprio volete vedere due “tette a mandorla”, cercate un qualsiasi pr0n asian su youporn e via.

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Tre scene hot, ma le tettine sono le tipiche jap.

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Splatter in buona dose, ma di qualità infima.

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Giudizio finale: 1/10

 

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