“The Walking Dead: A Hardcore Parody”, USA, 2013

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Regia: Joanna Angel, Tommy Pistol
Cast: Joanna Angel, Tommy Pistol, Tommy Gunn, Kleio Valentien, Larkin Love
Genere: porno, horror
Durata: 130′
Produzione: Burning Angel Entertainment
Budget: /

Trama: Rick si risveglia dal coma in ospedale e si ritrova da solo, in compagnia di alcuni zombie. Nel frattempo, sua moglie Lori sopravvive nascondendosi con Shane, Carl, Andrea e Sophia, prima che quest’ultima venga presa dai non morti. Mentre cercano di sfuggire agli zombie, i protagonisti non si lasciano spaventare e trovano sempre il tempo per fare del sesso allegramente, tanto con i vivi quanto con i morti.

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Joanna Angel (Lori), attrice, sceneggiatrice e regista del film.

Da vero fan sfegatato – e dopo aver preso coraggio grazie alla visione dei due “Pirates” – ho voluto dare un’occasione a questa porn parody di una delle saghe televisive più importanti dell’ultimo decennio, ovvero “The Walking Dead”. In realtà, ho aspettato quasi un anno, da quando l’ho scoperto a quando ho finalmente deciso di guardarlo, perché proprio non amo i film porno veri e propri (preferisco i film softcore oppure i filmati di sesso alla ‘youporn’, nudi e crudi). Alla fine, però, ho ceduto ed eccomi qua.

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La freccia ha chiaramente trapassato solo i capelli e non la testa.

A differenza del succitato brand “Pirates”, però, famoso per essere stato il porno più costoso della storia, qui è subito evidente come il budget (e, quindi, la qualità) sia nettamente inferiore. Se da una parte, quindi, farà di certo sorridere ritrovare i nostri eroi in una salsa molto più piccante rispetto alla controparte originale, non si può non storcere il naso di fronte ai limiti tecnici e di make-up, che hanno portato a mettere una manciata di comparse sporcate di trucco e sangue finto a muoversi come degli scemi per il set e a inquadrature che celassero il più possibile i colpi letali dati agli zombie con le armi da mischia. Ma, ovviamente, nessuno (tranne me) guarda un film porno con occhio così critico, interessato quasi sicuramente al solo motivo per cui il 99% delle persone guarda i porno: il SESSO.

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Trombano i vivi (Andrea e Michonne) e pure i morti (orgia con le zombie)

E di quello, come ci si poteva aspettare, ce n’è fin troppo. Praticamente il 90% della pellicola è composta da scene di sesso, etero o lesbo, di coppia o in gruppo, tra vivi o con zombie (in questo caso solo zombie femmine, però, visto che -UDITE UDITE- viene scoperto che ingoiare sperma umano uccide gli zombie e quindi, quando finiscono i proiettili, via di soffocotti!). Gli amanti delle bellezze naturali e poco patinate qui troveranno pane per i loro denti (dal momento che solo due delle tante attrici hanno il seno rifatto e che tutte -le vive- sono struccate o truccate da zombie -le morte), lontano anni luce dalla perfezione fittizia a cui ci abituano gran parte delle etichette americane (come lo stesso “Pirates”, dove erano tutte bambole di plastica, per dire). Tra le attrici più interessanti, imho, ci sono Raylin Joy (Michonne), molto più bella della vera Michonne (anche se completamente piatta, ahimé), e le due zombie tettone Larkin Love e Arabelle Raphael, impegnate in un orgione niente male.

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Truccate bene, le attrici sarebbero pure carine…

In definitiva, sono rimasto alquanto deluso. Questa pellicola non ha fatto altro che confermare il motivo per cui non ho mai guardato film (=lungometraggi) porno: le scene di sesso sono rovinate dai pochi inframmezzi di “trama“, troppo mal fatta e mal recitata, con dialoghi insulsi e poco credibili. Ad esclusione di un capolavoro come “Pirates”, che si regge benissimo ANCHE senza le scene di sesso (al punto che è venduto anche in versione soft, privato di tutto il porno), qui siamo di fronte ad una trashata che farà giusto sorridere i fan della serie, che rivedranno certe situazioni e certi personaggi, anche se spesso mal interpretati e poco riconoscibili. Ho apprezzato la scelta di utilizzare attrici non bellissime ma dal look alternative (molti tatuaggi, in stile Suicide Girls), anche se difficilmente le zombie risultano sexy (a meno che non siate amanti dell’horror estremo), tra trucco orrendo e versi gutturali. Meno bene gli attori maschi, invece, tutti bruttini, tranne il grande Tommy Gunn (Shane). Se volete farvi due risate e non potete fare a meno di guardare tutto ma proprio TUTTO ciò che riguarda TWD, beh, allora dategli un’opportunità, altrimenti lasciate perdere.

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Tante tette (vere/finte) e tanto sesso.  E’ un porno.

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Un po’ di sangue finto e tanto trucco da zombie.

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Giudizio finale: 5-/10

 

 

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“The Black Room”, USA, 2017

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Regia: Rolfe Kanefsky
Cast: Natasha HenstridgeLukas Hassel, Lin Shaye, Dominique Swain
Genere: horror, erotico
Durata: 91′
Produzione: The Black Room Cleopatra, Casual Productions
Budget: /

Trama: Paul e Jennifer si sono appena trasferiti nella casa dei loro sogni, ma il loro matrimonio felice è in procinto di essere messo a dura prova quando scoprono lentamente il segreto dietro una stanza misteriosa in fondo alla cantina. Qualcos’altro sta già vivendo nella loro nuova casa, sta crescendo ogni giorno di più mietendo vittime, tra cui gli ultimi proprietari della casa. Quando l’entità demoniaca s’impossessa di Paul, il demone è pronto a trarre vantaggio da tutti i piaceri della carne.

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Dopo il successo di ‘Insidious’, Lin Shaye è un’esca perfetta.

Rolfe Kanefsky è un regista e autore americano con la passione per l’horror e l’erotismo, giunto al successo con il suo film d’esordio, “There’s nothing out there” (’91) e finito poi a dirigere filmetti come “Sex Files: Alien Erotica” o “The Erotic Misadventures of the Invisible Man”. Dopo un paio d’anni dal suo ultimo film, eccolo tornare con una pellicola che si pone come un chiaro omaggio ai b-movies anni ’80, riprendendone moltissimi elementi, a partire dalla recitazione molto televisiva e dagli effetti molto artigianali, con secchiate di sangue finto e protesi in silicone.

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Il demone del sesso in tutto il suo splendore.

A livello tecnico, quindi, il film si salva solo se lo si guarda nell’ottica dell’omaggio/parodia di un certo filone dell’horror anni ’80 e non lo si compara assolutamente al cinema attuale. In quel caso, la pellicola riesce quasi a funzionare, vuoi per la trama scanzonata, vuoi per quell’effetto nostalgia che gli over30 non mancheranno di provare. Purtroppo la recitazione abbastanza penosa (e un doppiaggio italiano per niente straordinario) non aiuta, mentre le musiche fanno il loro dovere. Il ritmo, fortunatamente, è abbastanza sostenuto e, quindi, nonostante tutto, non ci si annoia mai.

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Il film parte subito bene con due belle tettine…

Ciò che più delude, però, è il lato erotico, perché il film dovrebbe basarsi tutto su quello, essendo il villain un demone del sesso che si ciba di “energia sessuale” [cit.] e che, quindi, coinvolge più volte i personaggi in amplessi e orgasmi, che però lasciano vedere poco o nulla. Il film, infatti, parte subito in quarta, con le tettine di Alex Rinehart in bella vista già nei primi 5 minuti, ma poi preferisce moderare i toni e, quindi, il più delle volte vediamo degli orgasmi alla “Harry ti presento Sally”, con le attrici completamente vestite. Natasha Henstridge, sex symbol anni ’90 – che in “Species: Specie Mortale” nel ’95 non sembrava così timida – qui ha il ruolo di protagonista principale ed è anche la più dotata, ma non mostra mai nulla, deludendo i più esigenti.

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…ma Natasha Henstridge fa la timida e non si spoglia MAI!

Se avete nostalgia dei b-movies anni ’80 tutti sangue finto, recitazione mediocre ed effettacci dimenticabili, questo è sicuramente il film che fa per voi. Se cercate qualcosa per passare una serata in spensieratezza, con un paio di tettine e qualche sorrisino sulle labbra, c’è di meglio, ma potete comunque dargli una possibilità. Per chi cercasse un bell’horror o qualcosa di veramente piccante, vi consiglio di cercare altrove.

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Si parla tanto di sesso, ma se ne vede ben poco.

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Sangue finto ed effettacci anni ’80.

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Giudizio finale: 4.5/10

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“The Virgin Psychics”, Giappone, 2015

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Altri titoli: Las vírgenes psíquicas” (Argentina), “Eiga: minna! Esupâ da yo!” (Giappone)
Regia
: Sion Sono
Cast: Mika Akizuki, Tokio Emoto, Motoki Fukami
Genere: commedia, ecchi
Durata: 114′
Produzione: TV Tokyo
Budget: /

Trama: Yoshiro è il classico studente giapponese, timido e impacciato. Una notte, mentre si masturba pensando alla ragazza dei suoi sogni, la Terra viene colpita da strani raggi cosmici, i quali gli conferiscono il potere di sentire i pensieri delle altre persone. Una volta a scuola, Yoshiro scopre che anche alcuni suoi compagni e amici hanno ricevuto gli stessi doni. Sembra che tutte le persone che si stavano masturbando mentre i raggi colpivano la Terra abbiano dei particolari poteri paranormali, detti “ESP”. Non tutti gli ESPer saranno buoni ed è per questo che Yoshiro e i suoi amici cercheranno di salvare la Terra dalla minaccia rappresentata dagli ESPer malvagi attraverso i loro poteri.

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La squadra dei buoni al completo.

Sion Sono è un regista famoso in tutto il mondo per il suo stile stravagante, capace di produrre tanto film più seri e deprimenti come “Suicide Club”, quanto pellicole più scanzonate come questa o “Love Exposure”. Pur mantenendo stilemi tipici della sua personalità, come la solita denuncia al sistema giapponese, Sono stavolta si diletta in una commedia demenziale, intrisa di elementi sci-fi (i superpoteri), sempre mantenendo i suoi topoi (il voyeurismo, ragazze conturbanti dall’identità indefinita e misteriosa, uomini-otaku feticisti, ecc…).

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Mi ha ricordato uno sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo.

A livello tecnico, Sono ha fatto un ottimo lavoro, con una buona regia (piuttosto semplice, senza eccessivi guizzi di genio, a dire il vero) e una buona fotografia. A livello attoriale, ci sono alti e bassi, con protagonisti ben caratterizzati e molte comparse messe lì più per la loro bellezza che per le loro doti recitative. Anche per quanto riguarda gli effetti speciali, Sono ha saputo dosarsi in modo da non esagerare con effettacci mediocri, ma usandoli giusto in un paio di occasioni (principalmente per due superpoteri: il teletrasporto e la telecinesi).

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E chi non la vorrebbe una professoressa così?

Un applauso a Sono va fatto sicuramente per la scelta del cast, che tanto ricorda le commediole italiane anni ’70, con personaggi maschili dai tipici tratti da “sfigato/segaiolo” e attrici sensuali. Peccato, però, che nonostante molte di queste siano gravure idol che hanno più volte messo in mostra le loro grazie (Megumi Kagurazaka, moglie di Sono, in primis. Basta cercarla su Google per trovare un’infinità di sue foto totalmente nuda), il film -forse per rientrare nel range dei film adatti a tutti o per semplice scelta stilistica di Sono- non mostra nemmeno mezza tetta, preferendo limitarsi a scene in bikini o in abiti succinti. Inutile dire quanto questo sia un peccato, specie in un film che basa tutto sull’erotismo e sul voyeurismo come questo.

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Sto film aveva enormi possibilità, purtroppo sprecate.

Per certi versi, il film mi ha ricordato il cinese “The 33D Invader”, con i suoi protagonisti sfigati e le belle ragazze, oltre agli elementi paranormali. Se siete amanti dei manga/anime ricchi di fanservice o se amate il genere e Sono, sicuramente il film merita un’occhiata. Non sarà un capolavoro, ma grazie al ritmo veloce e scanzonato, si arriva tranquillamente al finale senza annoiarsi.

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Tante ragazze sexy, ma neanche una tetta fuori.

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Zero violenza. Zero sangue. E’ una commedia.

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Giudizio finale: 6/10

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“Applecart”, USA, 2015

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Altri titoli: /
Regia
: Dustin Mills
Cast: Joni Durian, Allison Egan, Haley Madison
Genere
: horror, indie, black comedy
Durata: 57′
Produzione: Dustin Mills Productions

Budget: /

Trama: Quattro brevi storie, accomunate dal tema dell’abuso casalingo: 1. un padre che, anziché soddisfare la moglie, preferisce spiare la figlia che si trastulla con un’amica. 2. un vecchio disabile viene assistito da una badante senza scrupoli. 3. una ragazza che si scopre incinta viene punita dal padre troppo religioso. 4. un operaio innamorato di una collega è troppo timido per dichiarsi, finché un giorno ci prova ma subito lei sparisce misteriosamente…

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Ad ogni storia, ci vengono presentati i protagonisti.

Secondo film di Mills che mi capita di vedere senza sapere fosse dello stesso autore di “Her Name was Torment” (che non mi era piaciuto molto). Il regista è uno dei più apprezzati e prolifici, per quanto riguarda il mondo dell’horror underground. Stavolta il suo lavoro si è concentrato su una sorta di parodia delle commedie mute anni ’30, che è al contempo una denuncia al peccaminoso presente della società, così avvezza a tematiche scottanti, da riderci sopra. E infatti il film altro non è che una sorta di black comedy che mostra scene di violenza domestica in modo scherzoso, con una mimica quasi demenziale e risatine posticce.

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“Figlia” si trastulla con la sua migliore ‘amica’.

Everyone wears masks”. Con questa frase che apre il film, Mills da una giustificazione al fatto che non vedremo MAI in volto gli attori, cosa che, se da una parte da un tocco di originalità e necessità cmq di una buona mimica che permetta di rendere chiaro ciò che sta a avvenendo senza alcuna espressione, può benissimo essere stato un semplice espediente per nascondere le scarse doti recitative del cast (composto da nomi sconosciuti). C’è da dire, però, che la cosa funziona e, unita alle risate in stile sitcom anni ’70 che accompagnano situazioni tutt’altro che comiche (stupri, umiliazioni, omicidi), crea un’atmosfera piuttosto grottesca.

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Chi apprezza i corpi imperfetti (io), andrà a nozze.

Il film è composto in gran parte da scene di nudo (talvolta anche di sesso, etero e lesbo), quindi chi cerca tette e culi sarà sicuramente soddisfatto (nonostante i corpi mostrati siano imperfetti e quindi non faranno impazzire chi ama le bellezze più patinate). Meno soddisfatti, invece, saranno coloro che cercano violenza e gore, in quanto la pellicola preferisce soffermarsi maggiormente sulla violenza psicologica (in primis le umiliazioni ai danni dell’anziano infermo), pur mostrando qualche breve scena di lieve impatto.
Devo dire che, contrariamente a molti pareri positivi letti sul web, a me il film non è piaciuto molto. Non apprezzo il genere e avrei preferito qualcosa di più spinto, almeno per quanto riguarda la violenza. C’è da dire che, però, il film scorre via veloce, quindi -nel caso, come a me, non vi piacesse granché- almeno non porta via tanto tempo.

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Per il 75% del film son tutti nudi.

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La violenza è più psicologica, ma anche fisica.

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Giudizio finale: 4.5/10

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“Dinosaur Island”, USA, 1994

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Altri titoli: La isla de los dinosaurios” (Spagna), “Το Νησί των Δεινοσαύρων” (Grecia), “Jurashikku amazonesu” (Giappone)
Regia
: Fred Olen Ray, Jim Wynorski
Cast: Ross Hagen, Richard Gabai, Antonia Dorian, Becky LeBeau, Robin Chaney
Genere: avventura
Durata: 85′
Budget: 190.000 $

Trama: Una squadra militare di cinque uomini sta sorvolando l’oceano, quando l’aereo precipita su un’isola apparentemente deserta. Qui i cinque uomini vengono attaccati da un dinosauro, che viene però messo in fuga da una tribù di donne primitive locali. Condotti al villaggio, i soldati vengono scambiati per divinità, a causa del tatuaggio di uno di loro, che compare su un’antica pergamena, e viene chiesto loro di sconfiggere “The Great One”, un grande tirannosauro che incute timore in ogni altra creatura sull’isola.

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L’arrivo dei militari sull’isola.

E’ da quando ero piccolo e vidi “Mia moglie è una bestia” (con Massimo Boldi ed Eva Grimaldi) che ho un debole per i b-movies con le donne primitive, anche se credo di averne visti giusto un paio. Quindi, quando ho trovato per caso questa pellicola, non potevo fare a meno di iniziare la visione. Per quanto sia un tema abusato che non ha mai portato a nulla di sconvolgente, quindi, la combo “isola deserta + dinosauri + ragazze primitive in bikini” mi accende una lampadina che, purtroppo, i due registi sono riusciti a spegnere molto pesantemente. Registi che, secondo imdb, hanno all’attivo più di cento pellicole ciascuno (chi è quel pazzo che darebbe anche un dollaro a gente così? Mah…).

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Le prime ragazze avvistate dai nostri.

Gli effetti speciali, purtroppo, ricordano MOLTO da vicino quelli dei primi film sui dinosauri degli anni ’20/’30, con ovvi risultati tragicomici, dal momento che visti quasi un secolo dopo non fanno certo un bell’effetto. Anche se, ammetto, che i dinosauri strappano più di un sorriso, per la loro buffa goffaggine e, nel caso fosse tutto voluto e non solo un problema di low budget, potrebbe anche starci. Ciò su cui proprio non si riesce a transigere, però, è la recitazione penosa delle attrici di sesso femminile, che sembrano dei manichini mono-espressivi. Ok, dei bei manichini (neanche troppo, ahimé), ma del tutto incapaci di mostrare alcun coinvolgimento con quanto avviene sullo schermo.
Altro punto debole della pellicola è il fatto che praticamente tutto è a dir poco inverosimile. Giusto per fare un paio di esempi: i militari (delle vere e proprie macchiette) arrivano su un’isola sconosciuta, incontrano delle donne primitive (solo donne. Come si riproducono?) e queste non solo parlano fluentemente inglese, ma sanno anche leggere; il più nerd dei soldati crea un pesticida mischiando alcuni flaconi; in una scena una specie di t-rex ulula al tramonto (ulula, sì, con la registrazione audio di un lupo!), mentre uno pterodattilo fa il verso di una cornacchia; le ragazze son tutte mediamente fighe e, come se non bastasse, trombano beatamente con gli sfigatissimi naufraghi (ok, questo potrebbe anche essere giustificato dal fatto che sono i primi uomini che vedono e quindi non hanno un metro di paragone, ma certe cose purtroppo accadono solo nei film).

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La scena si commenta da sola, ahimé.

Anche il lato erotico, l’unico che in fin dei conti poteva salvare una pellicola simile, lascia alquanto a desiderare. Se è vero che per la maggior parte del tempo sono sempre presenti una manciata di ragazze piuttosto carine in bikini, non è che poi facciano chissà cosa, oltre ad agitare le loro lance e urlare come delle forsennate. Da buon softcore, anche le scene di sesso (tre), durano meno di un minuto ciascuna e lasciano giusto vedere le tettine delle protagoniste, risultando -tra l’altro- molto poco eccitanti, forse a causa della controparte maschile ai limiti del grottesco.

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La cura con acqua termale e sesso.

Sicuramente nella top3 dei film fatti peggio che abbia mai visto, eppure non mi è dispiaciuto. Come ho letto altrove, è un film consigliato a quelli che adorano i film “So bad it’s good”. Dalla recitazione agli effetti speciali, passando per la trama, non si salva davvero nulla. Ma è tutto talmente goffo e fatto male, da risultare quasi piacevole. Se ci aggiungiamo le belle tettine delle selvagge, poi, basta tirar fuori una confezione di birre e via.

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Qualche tetta qua e là e tre scene softcore.

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Nulla di spaventoso. A parte effetti e recitazione.

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Giudizio finale: 4/10

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“Pirates II: Stagnetti’s Revenge”, USA, 2008

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Altri titoli: Piratas II: La venganza de Stagnetti” (Venezuela)
Regia
: Joone
Cast: Jesse Jane, Evan Stone, Belladonna, Sasha Grey, Katsuni, Shay Jordan
Genere: porno, avventura
Durata: 138′
ProduzioneDigital Playground
Budget: 8.000.000 $

Trama: 1763. Il capitano Edward Reynolds è fiero della sua vittoria contro il pirata Victor Stagnetti e continua a salpare i mari con la sua ciurma, arricchita da nuove presenze, tra cui Ai Chow, sorella di Wu, e Olivia, cugina di Serena. Quest’ultima è ricercata dal governatore della Giamaica, che vuole impiccarla per il reato di pirateria, così, su richiesta della cugina, la ciurma parte per Kingston. Qui riescono a convincere il governatore a concedere la grazia a Serena, in cambio di una perla azzurra, rubata dai pirati dell’imperatrice Xifeng…

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Parte del ricco cast femminile…

Ebbene sì. Secondo lungometraggio porno che vedo e che guardo PER la trama e non per le scene di sesso. Consapevole o meno, la Digital Playgrounds è riuscita a creare una saga davvero appassionante, con personaggi carismatici a cui si finisce presto per affezionarsi, un’ambientazione molto piacevole e una trama che non annoia mai. Certo, i richiami alla saga de “I Pirati dei Caraibi” sono fin troppo evidenti, tra pirati, scheletri e mostri marini, ma il film si lascia guardare con piacere.

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Come da tradizione non mancano le scene lesbo

Il budget è otto volte più grande rispetto al predecessore e questo ha permesso un cast più importante e ricco (Katsuni e Sasha Grey sono dei nomi di prim’ordine), oltre a scenografie davvero ben fatte e un maggior utilizzo della CGI che, tranne in alcuni frangenti (come il verme divora-uomini e le due scene in cui Olivia è ricreata al computer), non è affatto male.

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Gran parte degli effetti sono più che decenti!

Come nel predecessore, il film è ovviamente ricco di scene di sesso (più di una dozzina, tra cui 2-3 scene lesbo), che durano circa 5′ e compaiono dopo circa 10′ di scene “normali”. I produttori probabilmente hanno captato le mie lamentele riguardo la sola presenza di attrici rifattissime nel primo film (Jesse Jane, che resta anche qui l’attrice principale e che ha più scene di sesso di chiunque altro, ne è un chiaro esempio), perché hanno aumentato la percentuale di attrici naturali, anche se queste ultime sono tutte praticamente piatte (ma, si sa, di attrici formose naturali, in quell’ambiente patinato, ce ne sono pochissime). La migliore novità è sicuramente Shay Jordan, americana di origini filippine, con il fisico più naturale di tutte e con un ruolo (quello della sorella di Wu, ninfomane e appiccicosa!) che strapperà più di qualche risata. Molto brava anche Belladonna, che dimostra doti recitative (nelle scene “normali”) piuttosto buone. Come detto per il primo film, a livello fisico a me questo genere di attrici non dice granché ed è proprio questo il motivo per cui praticamente non mi sono mai avvicinato al porno commerciale americano.

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Fortunato il nostro Edward…

Lo ammetto: questa saga mi ha preso molto e ammetto di essere dispiaciuto non sia stato girato un terzo capitolo. Il pavido e maldestro capitano Edward, la sua seconda Jules (segretamente innamorata di lui), il piagnucolone Marco e tutti gli altri personaggi restano sicuramente impressi e bisogna dire che il film ha il suo perché anche privato delle scene porno, tanto che in commercio esiste una versione softcore privata di esse. Non ho visto altri lungometraggi erotici, per cui non posso fare comparazioni, ma sicuramente è un film che va promosso a pieni voti e tiene alta l’asticella del genere. E non solo quella.

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Tanto sesso e tante tette, ma rifatte o minuscole.

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Poco sangue e qualche mostro in CGI.

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Giudizio finale: 7+/10

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“Oppai Chanbara”, Giappone, 2008

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Altri titoli: “Chanbara Striptease” (UK), “Striptease Samurai Squad” (USA)
Regia
: Akira Hirose
Cast: Ruru Anoa, Mina Asa, Yôichi Matsuda
Genere
: fantasy, avventura, ecchi
Durata: 106′
Produzione: /
Budget: /

Trama: Dopo la morte della madre, la ventenne Lily vive con la nonna e si prepara ad essere eletta come successore della letale arte Sayama Hasin-ryu, che si trasmette nei secoli da donna a donna. Durante il rituale di iniziazione, Lily perde i sensi e si risveglia magicamente 300 anni nel passato, in un piccolo villaggio rurale, minacciato dai ninja della perfida Miss Okinu.

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La protagonista, Lili.

Filmetto samurai-erotico di bassissima lega, brutta copia di “Oneechanbara: the Movie”, con una trama irrisoria e un look che ricorda da vicino una puntata qualsiasi dei vecchi telefilm per ragazzi (alla “Xena” o “Power Rangers”), non fosse per i continui spogliarelli delle due attrici protagoniste. Due, sì, perché il titolo americano è alquanto fuorviante, dato che non esiste nessuna squadra di samurai spogliarelliste, ma sono solo due.

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L’antagonista, Okinu.

L’attrice protagonista, Ruru Anoa, è un’attrice di J-AV (una pornostar). L’antagonista, che su imdb è Mina Asa (?) e su altri siti la pornostar Ryo Akanishi. Sono abbastanza carine e, ovviamente, disinibite, senza alcun problema a mostrare le tette ad ogni combattimento, cosa abbastanza insensata, dal momento che non viene mai data nessuna spiegazione del motivo per cui questo avvenga. Per essere un adult movie, un soft-porn, bisogna dire che praticamente non si vede quasi nulla, a parte le tette e una breve scena di sesso, da filmetto in seconda serata trasmesso sulle emittenti regionali (quindi non si vede nessun organo genitale, ma solo brevi inquadrature da lontano o dalla vita in su). Pollice verso.

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Le fatidiche tette accecanti…

Anche a  livello tecnico, purtroppo, siamo ai livelli della prima stagione dei “Power Rangers”, se non peggio: effetti speciali orribili (fortunatamente limitati a qualche flash luminoso, come quello -inspiegabile- delle tette di Lili) e coreografie degli scontri del tutto prive di senso, con gli avversari che saltellano a destra e a sinistra come gli omini in calzamagia grigia del suddetto telefilm, sferrando colpi che non si avvicinano neanche da lontano alla protagonista. Davvero non ci siamo, ahimé…!

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…capaci perfino di fermare una spada!!!

In definitiva, l’unico pregio di questo film è il fatto che dura poco. Una trama banale, una recitazione poco incisiva, nessun realismo negli scontri e pochissimi elementi sexy che spingano a guardarlo con interesse. Se aggiungiamo che non si raggiungono nemmeno i livelli di capolavori trash talmente brutti da risultare belli, si capisce come questo film non abbia davvero nessun senso di essere visto. Peccato.

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Quattro tette e una scena soft-porn…

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Praticamente zero sangue né gore.

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Giudizio generale: 3/10

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